N°186 - Panorama di Economia Immobiliare - Dicembre 2017/Gennaio 2018
SubTitle: MUTUI
In novembre i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, sono cresciuti dell’1,4% su base annua (1% in ottobre). I prestiti alle famiglie sono cresciuti del 2,8% (come nel mese precedente), mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati dello 0,3% (erano calati dello 0,5% in ottobre). I depositi del settore privato sono aumentati del 4,6% su base annua (4,8% in ottobre); la raccolta obbligazionaria è diminuita del 16,3% (-16,7% il mese precedente). Le sofferenze sono diminuite del 6,4% su base annua (erano diminuite del 5,5% nel mese precedente). I tassi di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, comprensivi delle spese accessorie, sono stati pari al 2,32% (2,37% nel mese precedente); quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo all’8,28%. I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono risultati pari all’1,49% (1,50% in ottobre); quelli sui nuovi prestiti di importo fino a 1 milione di euro sono stati pari al 2%, quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia all’1,03%. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,39%.
RAPPORTO MENSILE: DICEMBRE 2017 – ABI
A fine novembre 2017 l'ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.767,1 miliardi di euro, è nettamente superiore, di oltre 61 miliardi, all'ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.706 miliardi di euro. Dai dati al 30 novembre 2017 emerge che i prestiti a famiglie e imprese sono in crescita su base annua di +1,3%, proseguendo la positiva dinamica complessiva del totale dei prestiti in essere (il tasso di crescita annuo risulta su valori positivi da 22 mesi). Tale evidenza emerge dalle stime basate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, relativi ai finanziamenti a famiglie e imprese (calcolati includendo i prestiti non rilevati nei bilanci bancari in quanto cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni, ad esempio, variazioni dovute a fluttuazioni del cambio, ad aggiustamenti di valore o a riclassificazioni). Sulla base degli ultimi dati ufficiali, relativi a ottobre 2017, si conferma la crescita del mercato dei mutui: l’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie registra una variazione positiva di +3,4% rispetto a ottobre 2016 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento). A novembre 2017 i tassi di interesse applicati sui prestiti alla clientela si collocano su livelli molto bassi: il tasso medio sul totale dei prestiti è pari al 2,73%, nuovo minimo storico (2,75% il mese precedente e 6,18% prima della crisi, a fine 2007). Minimo storico, all’1,95%, anche del tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni (1,98% a ottobre 2017, 5,72% a fine 2007). Sul totale delle nuove erogazioni di mutui circa i due terzi sono mutui a tasso fisso. Minimo storico anche per il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese che risulta pari a 1,45%, era 1,50% il mese precedente (5,48% a fine 2007). Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse), a ottobre 2017 si sono attestate sui 66 miliardi di euro; un valore stabile rispetto ai 65,7 miliardi del mese precedente e in forte calo rispetto al dato di dicembre 2016 (86,8 miliardi); in particolare, la riduzione è di quasi 23 miliardi rispetto al livello massimo delle sofferenze nette raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi). Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali si è ridotto a 3,79% a ottobre 2017 (era 4,89% a fine 2016). Il margine (spread), fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi e a novembre 2017 risulta pari a 184 punti base (lo stesso valore del mese precedente), in marcato calo dagli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria (329 punti base a fine 2007). In media, nel 2016 tale differenziale è risultato pari a 1,98 punti percentuali (2,11 p.p. nel 2015).
BAROMETRO MUTUI – CRIF
Neanche a dicembre si inverte la tendenza degli ultimi mesi che vede una flessione delle richieste di nuovi mutui e surroghe (vere e proprie istruttorie formali, non semplici richieste di informazioni o preventivi online), da parte delle famiglie italiane, che nell’ultimo mese dell’anno fanno segnare un -15,9%. E così il 2017 si chiude complessivamente con un -10,3%. Tale dinamica negativa, rilevata da Crif, non deve però trarre in inganno in quanto è totalmente ascrivibile al rallentamento delle richieste di surroga e sostituzione rispetto all’anno precedente a seguito del progressivo ridimensionamento dei mutuatari per i quali l’operazione potrebbe risultare ancora conveniente. La componente relativa alle nuove erogazioni, invece, ha supportato la ripresa del mercato immobiliare, che risulta essere solido e in crescita. Nel complesso il mercato dei mutui beneficia della progressiva crescita del numero delle compravendite residenziali e del ridimensionamento degli acquisti immobiliari sostenuti interamente in contanti, con risorse proprie della famiglia, che durante gli anni scorsi erano risultati predominanti. Non vanno però dimenticati la migliorata situazione economico-finanziaria delle famiglie, i tassi applicati ancora molto contenuti nonché i prezzi degli immobili residenziali ancora estremamente appetibili. Altro dato positivo che emerge dal Barometro Crif è quello relativo all’andamento dell’importo medio richiesto, che a dicembre ha segnato 127.505 euro, con una crescita pari a +1,7% rispetto allo stesso mese del 2016 ma, soprattutto, ben +6.312 euro da inizio anno. Nel corso del 2017 si è assistito a una ripresa costante dell’importo medio delle richieste di mutuo, anche in virtù del minor peso delle surroghe, che per natura hanno un importo medio più contenuto. A livello di intero anno 2017, il valore medio richiesto si è attestato su 125.600 euro. La distribuzione delle richieste per fasce di importo nel 2017 è rimasta pressoché stabile rispetto all’anno precedente, con la classe compresa tra 100.001 e 150.000 euro che risulta ancora essere la preferita dalle famiglie italiane e con una quota pari al 29,3% del totale. Rispetto al 2016 si enfatizza il progressivo spostamento dalle fasce d’importo più basso verso quelle più alte (+1 punto percentuale delle classi superiori a 150.000 euro). Per quanto riguarda la distribuzione delle richieste per classe di durata, nel 2017 la fascia compresa tra i 16 e i 20 anni si conferma al primo posto (con una quota pari al 24,6% del totale), seguita da quella tra i 26 e i 30 anni, con il 22,2%. Inoltre, si segnala un forte spostamento verso piani di rimborso a medio-lungo termine (superiori ai 20 anni), che segnano complessivamente una crescita di +2,6 punti percentuali rispetto al 2016, anche grazie alla minor incidenza di surroghe, per loro natura di durata più breve. Analizzando la distribuzione delle interrogazioni in relazione all’età del richiedente, anche in questo caso si osserva uno scenario pressoché stabile, con al primo posto la fascia compresa fra i 35 e i 44 anni che nel 2017 spiega il 35,1% del totale; tuttavia, si registra un riduzione di -0,9 punti percentuali rispetto al dato del 2016 di tale fascia, compensata da due incrementi degni di segnalazione (entrambi di +0,4 punti percentuali), relativi alla fascia under 35 e a quella compresa fra i 45 e i 54 anni.
MUTUI A TASSO FISSO: È ANCORA TEMPO DI AFFARI – MUTUIONLINE
I mutui più gettonati in coda al 2017 sono ancora a tasso fisso e se il III trimestre dell’anno aveva fatto segnare oltre dieci punti in meno rispetto al 2016, ridando vigore al tasso variabile e alla teoria degli esperti secondo cui non bisogna temere di investire su un tasso variabile, in questa ultima parte dell’anno i tassi tornati ai minimi storici hanno nuovamente dato ragione al tasso fisso, che ha conquistato il 73,9% di chi ha stipulato un mutuo, mentre solo il 22,7% – meno di quinto – ha scelto di sostenere all’inizio una rata più bassa, con l’incertezza dei tassi che in futuro potrebbero aumentare sensibilmente. Però, secondo MutuiOnline.it, il tasso fisso ha fatto un balzo indietro di 0,8 punti percentuali, passando dal 2,17% del mese di ottobre al 2,09% di novembre, mentre il variabile avrebbe perso molto meno, segnando in questo penultimo mese dell’anno lo 0,93% (era 0,94% a ottobre). Dal 2012 a oggi il tasso fisso ha perso oltre 3,5 punti percentuali, mentre il tasso variabile ne ha persi oltre 2,5. Le evidenze del mese di novembre sono che il 77,2% dei finanziamenti sono stati erogati a tasso fisso, in calo rispetto al periodo precedente che aveva segnato l’83%, segno che gli istituti di credito continuano a spingere il tasso fisso ma prospettano anche soluzioni interessanti a tasso variabile: un cliente che sceglie la rata fissa in questo momento, con i tassi ai minimi storici, difficilmente in futuro avrà necessità di surrogare, e dunque costituisce con molta probabilità un cliente certo. Le migliori condizioni economiche hanno fatto crescere la prospettiva di spesa dei mutuatari, che hanno richiesto in media in questo ultimo trimestre dell’anno importi per 128.190 euro, contro i 125.976 del trimestre precedente. Coerente il dato dal lato delle erogazioni, con importi concessi in media di 123.597 euro (121.052 nel III trimestre): oltre un terzo degli utenti (il 35,2%) ha domandato tra i 50 e i 100.000 euro ma un buon 31,3% ha richiesto importi più alti, dai 100 ai 150.000 euro. Le banche hanno erogato finanziamenti destinati all’acquisto di abitazioni principalmente per importi compresi tra i 50 e i 100.000 euro (36,4% del campione rilevato), e per un 33,1% dai 100.000 ai 150.000 euro. Quasi un terzo delle richieste di mutuo, il 29,1%, avviene per una durata ventennale e lo stesso dicasi per i finanziamenti concessi, con il 31,7% del totale del campione. Una buona fetta di utenti necessita di piani di ammortamento molto lunghi, dai 30 ai 40 anni, precisamente il 23,7%, ma il dato si contrae sulle erogazioni, concesse solo nel 19,1% dei casi per periodi di tempo lunghi. Altro dato di rilievo che emerge è che quest’anno il 35,95% dei mutui ha finanziato dal 70% all’80% del valore degli immobili, quando solo lo scorso anno lo stesso range aveva riguardato il 29,8% del campione rilevato. Buona parte delle domande di mutuo arriva dal Nord Italia (41%), e ancora più alte sono le erogazioni da parte degli istituti di credito in questo IV trimestre del 2017: il 45,8%. Il 37,1% dei richiedenti nel nostro Paese ha un reddito dai 1.500 ai 2.000 euro e ancora una volta le banche privilegiano i lavoratori con un impiego a tempo indeterminato (86,3%), concedendo mutui solo nel 10,3% dei casi a lavoratori autonomi. Per quanto la casa perda nella cultura italiana la sua centralità, i dati dicono che rimane un traguardo importante per le famiglie. Nel IV trimestre dell’anno il 46% delle richieste e delle concessioni di mutuo hanno avuto come finalità la prima casa, contro il 42,7% di surroghe e sostituzioni (45,4% le surroghe concesse).
MUTUI PER BIOEDILIZIA: ANCORA POCHI, MA CON GRANDE POTENZIALE – FACILE.IT E MUTUI.IT
Il mercato dei mutui green, ovvero i prodotti finanziari destinati all’acquisto o alla ristrutturazione di immobili in legno, stenta a decollare: il dato emerge dall’analisi realizzata da Facile.it e Mutui.it che, monitorando oltre 15.000 richieste di mutuo raccolte nel 2017, hanno evidenziato come appena lo 0,47% delle richieste riguardava un mutuo per bioedilizia. Fino a qualche anno fa era di fatto impossibile comprare una casa in bioedilizia attraverso un mutuo, oggi, invece, le banche non solo sono disposte a erogare finanziamenti per questa tipologia di immobili, ma lo fanno attraverso prodotti del tutto equiparabili – in termini di condizioni – ai mutui tradizionali per l’acquisto di una prima casa. Quindi, pur trattandosi ancora di un mercato di nicchia, la strada percorsa è stata molta, e ancor più grandi sono i margini di crescita del settore. Fra chi ha presentato richiesta di mutuo per bioedilizia attraverso i due portali, l’importo che ha cercato di ottenere è mediamente pari a poco meno di 178.500 euro, equivalenti al 60% del valore dell’immobile. Nell’ 80% dei casi si è scelto il tasso fisso con un piano di restituzione previsto in 23 anni; l'età media del richiedente, infine, è stata pari a 40 anni. Esaminando più da vicino le richieste sono emerse alcune interessanti differenze a livello territoriale; la Regione da cui proviene il maggior numero di richieste di mutui per bioedilizia è il Veneto, che ha generato il 26% delle domande; seguono in classifica la Lombardia e il Piemonte, entrambe con il 13% delle richieste. I mutui bioedilizia sono prodotti finanziari che possono essere richiesti solo per l’acquisto, la ristrutturazione o la costruzione di immobili in legno con specifici requisiti e la maggior parte degli istituti di credito richiede che l’edificio sia ancorato al terreno tramite fondamenta, abbia una classe energetica pari o superiore a B, una resistenza al fuoco almeno R30 e sia stato costruito per durare 50 anni o più.
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