N°189 - Panorama di Economia Immobiliare - Febbraio 2018

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PRODUZIONE NELLE COSTRUZIONI E COSTI DI COSTRUZIONE – ISTAT
A dicembre 2017, rispetto al mese precedente, l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni registra un incremento del 2,1% e nello stesso mese gli indici di costo del settore diminuiscono dello 0,2% per il fabbricato residenziale. Nella media del IV trimestre l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è aumentato dello 0,7% rispetto al trimestre precedente. L'anno 2017 si chiude con una leggera diminuzione dell'indice grezzo (-0,3% la variazione annua rispetto al 2016) e una modesta ripresa dell'indice corretto per gli effetti di calendario (+0,3%). Su base tendenziale, a dicembre 2017 si registra un aumento del 2,8% per l'indice della produzione nelle costruzioni corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 18 contro i 20 di dicembre 2016) e, nello stesso arco temporale, l'indice grezzo diminuisce del 4,1%. Rispetto al mese di dicembre 2016 gli indici del costo di costruzione aumentano dello 0,6% per il fabbricato residenziale e in media annua gli indici del fabbricato residenziale incrementano dello 0,6%. A dicembre 2017 l'aumento tendenziale del costo di costruzione del fabbricato residenziale è da attribuire all’incremento dei costi dei materiali (+0,7 punti percentuali).

OSSERVATORIO CONGIUNTURALE SULL’INDUSTRIA DELLE COSTRUZIONI – ANCE
Il 2017, nel quale erano state riposte molte aspettative sul tanto atteso cambio di segno per il settore dopo una lunga e profonda crisi, è stato per le costruzioni un anno di grande delusione: il risultato è stato un ulteriore lieve calo dei livelli produttivi (-0,1%), con una perdita complessiva dall’inizio della crisi del 36,5%. Su tale dinamica incide, in modo preponderante, il dato ancora fortemente negativo delle opere pubbliche, comparto che invece avrebbe dovuto trainare la ripresa degli investimenti in costruzioni, date le importati misure di rilancio per le infrastrutture previste dal Governo già nella Legge di Bilancio del 2017. Queste misure, tuttavia, non hanno decisamente prodotto gli effetti sperati, a causa dell’incapacità di tradurre in cantieri le risorse disponibili e per l’inefficienza nelle procedure di spesa da parte della Pubblica Amministrazione. Tuttavia, il 2018 potrebbe davvero rappresentare l’anno di svolta per il settore delle costruzioni e la previsione Ance è di un aumento degli investimenti in costruzioni del 2,4% su base annua. Questo nuovo trend sarà guidato dal prolungamento della crescita del comparto della riqualificazione del patrimonio abitativo, dall’importante e atteso cambio di segno nelle opere pubbliche – dopo oltre un decennio di forti cali – e dall’auspicato recupero dei livelli produttivi nella nuova edilizia abitativa; a ciò si aggiunga il consolidarsi della ripresa del comparto non residenziale privato. Anche per il 2017 la stima per gli investimenti nella nuova edilizia residenziale è negativa e pari a -0,7% in termini reali rispetto al 2016 e la contrazione in atto in questo segmento produttivo sottende al significativo calo dei permessi di costruire negli anni precedenti. Gli investimenti in riqualificazione del patrimonio abitativo confermano la dinamica positiva degli anni precedenti, giungendo a rappresentare il 38% del valore degli investimenti in costruzioni; rispetto al 2016, per gli investimenti in tale comparto si stima una crescita dello 0,5% in termini reali. Tale quantificazione tiene conto della proroga concessa, fino a dicembre 2017, del potenziamento al 50% della detrazione per le ristrutturazioni edilizie e della detrazione del 65% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Nella variazione del 2017 non sono stati considerati gli effetti derivanti dal sismabonus ed ecobonus destinati a interi edifici (condomini), poiché, trattandosi di interventi complessi e globali, necessitano di maggior tempo per essere avviati e dunque impattare sui livelli produttivi. Gli investimenti privati in costruzioni non residenziali segnano un aumento dell’1,5% in termini reali nel 2017; la stima, leggermente migliorata rispetto a quanto l’Ance aveva rilasciato a luglio scorso (+0,9% in termini reali), tiene conto del migliorato contesto economico del Paese e del dato positivo dei permessi di costruire relativi all’edilizia non residenziale, che nel 2015 ha registrato un +13,4% rispetto al 2014, in termini di nuove superfici concesse, dopo i significativi cali degli anni precedenti (-9,9% nel 2014 e -28,8% nel 2013); tale andamento, tornato negativo nel 2016 (-4,3%), ha registrato, nel I semestre 2017, un importante aumento tendenziale del 37,7%. A ciò si aggiunga la dinamica positiva dei mutui erogati per investimenti non residenziali, in atto dal 2014 e intervallata solo da un -14,5% nel 2016. Al miglioramento delle stime del comparto contribuisce anche il buon andamento del mercato immobiliare non residenziale che manifesta, nei primi nove mesi del 2017, un ulteriore incremento delle unità scambiate del 7,8% nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente. Il 2018 può davvero rappresentare l’anno di svolta per il settore delle costruzioni infatti ,dopo una lunga e pesantissima crisi, gli investimenti complessivi tornano a crescere: la previsione è di un aumento dei livelli produttivi del +2,4% in termini reali, stima rivista a rialzo rispetto al +1,5% dell’Osservatorio di luglio scorso; questo nuovo trend deriva dal prolungamento della crescita del comparto della riqualificazione del patrimonio abitativo, dall’importante e atteso cambio di segno nelle opere pubbliche – dopo oltre un decennio di forti cali – e da un auspicato recupero dei livelli produttivi nella nuova edilizia abitativa; a ciò si aggiunga il consolidarsi della ripresa del comparto non residenziale privato. Anche per gli investimenti in nuove abitazioni la previsione è di un primo segno positivo, del +2,8% rispetto al 2017 e su tale risultato incidono gli andamenti positivi rilevati nei permessi di costruire dell’ultimo biennio.

SMART HOME – SCHOOL OF MANAGEMENT DEL POLITECNICO DI MILANO
Tra videocamere di sorveglianza, termostati, caldaie e lavatrici proliferano gli impieghi delle soluzioni Internet of Things per la Smart Home, il cui mercato in Italia ha raggiunto quota 250 milioni di euro nel 2017, registrando una crescita del 35% rispetto al 2016. Tale incremento risulta in linea con la crescita dei principali Paesi occidentali, anche se in termini assoluti i numeri sono ancora inferiori rispetto agli altri mercati europei. Nel mercato italiano della casa connessa, insieme alle startup (che offrono oltre metà dei prodotti in vendita), sono entrati grandi produttori con brand affermati, dotati di una rete di vendita capillare e di una filiera fidelizzata di installatori, fattori cruciali per aumentare la fiducia dei consumatori. Il 38% degli italiani infatti possiede già almeno un oggetto smart in casa, ma tra questi ben il 74% ha richiesto l’aiuto di un professionista per l’installazione e il 51% si dice preoccupato per i rischi legati alla privacy e ai cyber attacchi da parte di malintenzionati. Questi sono solo alcuni dei risultati della ricerca sulla Smart Home dell’Osservatorio Internet Of Things della School of Management del Politecnico di Milano. Con un’offerta variegata ed eterogenea il mercato delle soluzioni IoT per la Smart Home in Italia presenta un elevato tasso di crescita nel 2017, spinto in particolare dalle applicazioni per la sicurezza, la gestione del riscaldamento e degli elettrodomestici. Le motivazioni di acquisto dei consumatori infatti sono riconducibili principalmente a pochi bisogni: la possibilità di avere la propria abitazione sotto controllo, la maggiore comodità nello svolgere attività ricorrenti e il risparmio energetico. In termini di incidenza sulle vendite, a trainare il mercato italiano della Smart Home sono le applicazioni IoT per la sicurezza, come sensori per porte e finestre in grado di rilevare tentativi di infrazione, videocamere di sorveglianza, serrature e videocitofoni; seguono i prodotti per la gestione del riscaldamento, cioè caldaie e termostati connessi che si diffondono grazie a brand affermati, una community di installatori fidelizzata e la capacità di comunicare i benefici ottenibili in termini di comfort e risparmio energetico; poi vengono le soluzioni per la gestione di elettrodomestici, in particolare lavatrici connesse, controllabili via App e dotate in alcuni casi di assistente vocale. Nel 2017 cresce l’attenzione del consumatore verso il risparmio energetico, in particolare per quanto riguarda l’acquisto di prodotti come caldaie e termostati connessi e l’Osservatorio ha sviluppato un modello per stimare i benefici legati all’introduzione di dispositivi smart per il riscaldamento: se si considerano tre tipologie di nuclei familiari (single, giovani coppie e famiglie con bambini), residenti nel Nord Italia, si può osservare un risparmio considerevole, compreso tra il 16% per le giovani coppie e il 28% per le famiglie con bambini, rispetto all’utilizzo di un sistema tradizionale.


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