N°190 - Panorama di Economia Immobiliare - Marzo 2018
SubTitle: MUTUI
In gennaio i prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari, sono cresciuti del 2,7% su base annua (1,8% in dicembre). I prestiti alle famiglie sono cresciuti del 2,8% (come nel mese precedente), mentre quelli alle società non finanziarie sono aumentati dell’1,9% (0,2% in dicembre). I depositi del settore privato sono aumentati del 5,6% su base annua (4,4% in dicembre); la raccolta obbligazionaria è diminuita del 16,7% (-16,1% nel mese precedente). Le sofferenze sono diminuite del 9,3% su base annua (erano diminuite del 10,3% nel mese precedente). I tassi di interesse sui prestiti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni, comprensivi delle spese accessorie, sono stati pari al 2,27% (come nel mese precedente); quelli sulle nuove erogazioni di credito al consumo all’8,45%. I tassi di interesse sui nuovi prestiti alle società non finanziarie sono risultati pari all’1,45% (1,50% in dicembre); quelli sui nuovi prestiti di importo fino a 1 milione di euro sono stati pari all’1,90%, quelli sui nuovi prestiti di importo superiore a tale soglia all’1,12%. I tassi passivi sul complesso dei depositi in essere sono stati pari allo 0,38%.
UTILIZZO DEL CREDITO DA PARTE DEGLI ITALIANI NEL 2017 – CRIF
Tra i Paesi occidentali con i quali è possibile fare un confronto, l’Italia risulta tra quelli in cui i cittadini storicamente hanno una minore esposizione nei confronti degli Istituti di credito. A questo riguardo, i dati relativi all’anno 2017 mostrano, a livello nazionale, un indebitamento residuo – inteso come somma degli importi pro-capite ancora da rimborsare per estinguere i contratti in essere – pari a 33.835 euro (-1,8% rispetto al 2016), in virtù di un peso ancora rilevante dei mutui ipotecari, che continuano ad avere un’incidenza significativa nel portafoglio delle famiglie. Complessivamente, per i contratti di credito rateale attivi la rata mensile rimborsata a livello pro-capite è stata pari a 355 euro (-1,5% rispetto all’anno precedente). Pur mantenendosi pressoché stabili sia la rata media, sia l’indebitamento residuo, l’allargamento della platea dei cittadini che si rivolgono alle aziende di credito per finanziare i propri consumi o per l’investimento sulla casa (in crescita del +4,9% rispetto all’anno precedente), mostra un’elevata sostenibilità finanziaria complessiva, con gli indicatori di rischiosità per il credito alle famiglie che risultano in costante contrazione. Per quanto riguarda la tipologia dei finanziamenti presenti all’interno del portafoglio delle famiglie, l’analisi mostra al primo posto, ancora una volta, i prestiti finalizzati destinati all’acquisto di beni e servizi quali auto, moto, elettronica ed elettrodomestici, articoli di arredamento, viaggi, etc. che hanno un peso in termini di numerosità pari al 43,6% del totale (+0,8% rispetto all’anno precedente). Al secondo posto si trovano i prestiti personali, che si legano alla rinnovata progettualità delle famiglie nel nuovo contesto di progressivo miglioramento del quadro economico generale, con un’incidenza pari al 34% (+0,1%); infine, si trova la componente dei mutui per acquisto di abitazioni, che si caratterizzano per un’incidenza del 22,4% sul totale. Il dato relativo ai mutui è emblematico dell’importanza che la proprietà della casa ancora riveste nel Paese, confermata anche dal fatto che rappresenta oltre la metà della ricchezza totale delle famiglie e che la quota di italiani che vivono in un’abitazione di proprietà si attesta intorno all’80%, decisamente più elevata rispetto ai principali Paesi europei. Indubbiamente, nel corso del 2017 il comparto dei mutui e dei prestiti ha beneficiato di un costo del denaro ancora basso, che ha determinato tassi di interesse applicati estremamente appetibili per i consumatori; al contempo, il progressivo miglioramento delle condizioni economico-finanziarie delle famiglie, in virtù di un mercato del lavoro in ripresa e dell’aumento del reddito disponibile, ha favorito l’irrobustimento della domanda di credito per sostenere progetti di spesa sovente rinviati durante gli anni precedenti. Lo scenario che si sta delineando in questo inizio d’anno lascia prevedere che anche nel 2018 i flussi di nuovi crediti continueranno a crescere, grazie a un’elevata sostenibilità del debito e a tassi di rischiosità destinati a ridursi ulteriormente.
MUTUI: GIÙ ANCORA I TASSI, RITORNA LA SURROGA – MUTUIONLINE
Le previsioni sul mercato dei mutui con cui è stato chiuso il 2017 sono state solo in parte attese, perché il nuovo anno è stato come fare un salto indietro e tanti aspetti che sembravano ormai consolidati si sono invece scontrati con i nuovi dati. In chiusura del 2017 era emerso che le surroghe pesavano sempre meno sulla domanda di mutui ma le ultime rilevazioni relative al I trimestre sono chiare: ancora il 47% delle richieste di mutuo sono finalizzate alla surroga, mentre lo scorso trimestre il calo aveva segnato il 44,6%. Invariata la percentuale di domande per l’acquisto di una seconda casa, stabile al 5,2%, e quella per ristrutturazione e costruzione, al 3,2%. Si riducono in corrispondenza le richieste di mutuo per l’acquisto della prima casa, ora al 42,5% (erano il 44,9% a fine 2017). Stesso risultato per le surroghe da parte delle erogazioni, dove c’è una percentuale del 42,9% sul totale del campione rilevato e un 5,9% di concessioni per la seconda casa, mentre le erogazioni finalizzate a soddisfare la domanda di una prima casa perdono il 3,3% e arrivano a segnare il 46,4%. Inoltre, l’Eurirs, il parametro di indicizzazione dei mutui a tasso fisso, è risalito a febbraio rispetto agli ultimi mesi del 2017 (1,6% quello a 20 anni contro l’1,48% di gennaio), ma le richieste di mutui a tasso fisso continuano a crescere senza sosta, segnando ora il 78,2% rispetto al 76% di fine 2017. Gli italiani continuano ad acquistare la propria assicurazione sul futuro con un mutuo a tasso fisso, invogliati dalla battaglia sul mercato che ormai da qualche tempo le banche conducono a colpi di offerte e spread al ribasso; rimane una fetta ridotta per il variabile che scende al 19,2% (dopo il 20,8%), mentre l’1,6% sono mutui a tasso variabile con Cap. Sul lato delle erogazioni il campione è distribuito con il 74,6% di mutui a tasso fisso, il 20,6% di mutui a tasso variabile e il 3,7% a tasso variabile con Cap. Il costo più basso dei mutui incoraggia a scegliere durate più brevi: guadagnano così qualche punto percentuale le durate inferiori ai 20 anni, in totale al 58,8% contro il 55,9% dell’ultimo trimestre del 2017, mentre dal lato delle erogazioni a crescere è il periodo dei 25-30 anni, con il 20,2% delle somme concesse, contro il 16,4% del periodo precedente. L’importo medio domandato torna a essere più cauto, segnando 126.784 euro, mentre il 2017 si era chiuso con un rialzo a 128.581 euro; per contro, le banche concedono un importo medio più alto, 125.927 euro in questo primo periodo dell’anno, in crescita di oltre 2.500 euro rispetto al IV trimestre 2017. Le rilevazioni di febbraio sui tassi di interesse danno un nuovo ribasso del tasso fisso che ha segnato a febbraio il 2,11% contro il 2,12% del mese precedente e del tasso variabile che conferma la sua ormai inarrestabile discesa e fa rilevare lo 0,89%, contro lo 0,92% di gennaio ma un anno fa, nel marzo 2017, era 1,04%. Comprare adesso casa a un tasso variabile è realmente vantaggioso, e se il periodo di ammortamento non è troppo lungo si può star sicuri di non veder alzare i tassi almeno per qualche anno, il tempo utile per smaltire il periodo in cui si versa la parte rilevante di interessi. Gli italiani che finanziano fino al 50% del valore dell’immobile sono il 31,4% contro il 29,1% di fine 2017; comportamento opposto per le erogazioni, che smaltiscono una domanda relativa al periodo precedente e registrano la crescita dell’intervallo di loan-to-value 70-80%, con il 33,8% sul totale delle concessioni. Chi richiede un finanziamento per acquistare casa in questo momento abita nella maggior parte dei casi nel Nord Italia (40,9% del campione), ha fra i 36 e i 45 anni (44,1%), un lavoro a tempo indeterminato (82,1%) e un reddito tra i 1.500 e i 2.000 euro (37,5%); se ci si sposta sulle erogazioni i dati appena visti sono ancora più evidenti, con una provenienza dal Nord del 45,6% dei destinatari dei finanziamenti, età fra i 36 e i 45 anni nel 44,4% dei casi, un reddito fra i 1.500 e i 2.000 euro nel 38,9% delle concessioni e un lavoro a tempo indeterminato per l’86,1% dei destinatari del mutuo.
CREDITO AL CONSUMO – FACILE.IT E PRESTITI.IT
Il 2017 è stato un anno di crescita per il credito al consumo e, nel corso dei 12 mesi, la richiesta media presentata alle finanziarie è aumentata del 2,3% rispetto al 2016, raggiungendo i 10.790 euro. Fra le richieste di prestito personale 2017 per le quali il firmatario ha specificato la finalità di utilizzo, quelle destinate alla casa rappresentano ancora una volta la voce più consistente: poco più del 34% delle domande di finanziamento sono state destinate a spese legate all’abitazione e, tra queste, la fetta più grossa è rappresentata dai prestiti per ristrutturazione (24%), seguiti da quelli per l’acquisto di arredamento (7%) o di un immobile (3%).
Newsletter integrale:
![]() | N°190 - Marzo 2018 Panorama di Economia Immobiliare |