N°191 - Panorama di Economia Immobiliare - Marzo 2018

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PRODUZIONE NELLE COSTRUZIONI E COSTI DI COSTRUZIONE – ISTAT
A partire dai dati di gennaio 2018 sia gli indici della produzione nelle costruzioni sia gli indici dei costi di costruzione del fabbricato residenziale e dei tronchi stradali sono diffusi nella nuova base di riferimento 2015=100 e a gennaio 2018, rispetto al mese precedente, l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni registra un decremento dello 0,1% mentre, nello stesso mese, gli indici di costo del settore aumentano dello 0,5% per il fabbricato residenziale. Nella media del trimestre novembre 2017/gennaio 2018 l'indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni è aumentato dell'1,9% rispetto al trimestre precedente. Su base annua, a gennaio 2018 si registra un aumento del 7,6% per l'indice della produzione nelle costruzioni corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 22 contro i 21 di gennaio 2017), mentre l'indice grezzo aumenta dell'11,4%; rispetto al mese di gennaio 2017 gli indici del costo di costruzione aumentano dello 0,9% per il fabbricato residenziale.

L’EFFICIENZA ENERGETICA NON SPINGE (ANCORA) IL MERCATO IMMOBILIARE – ENEA, FIAIP E I-COM
Nelle compravendite immobiliari l’efficienza energetica non è ancora un elemento decisivo nelle scelte degli italiani, anche se sta conquistando spazi rispetto al passato. E’ questo il quadro in chiaroscuro che emerge dallo studio realizzato da Enea, Fiaip e I-Com (Istituto per la Competitività) nel quale viene fotografato, per il quinto anno di seguito, l’impatto sul settore del cosiddetto “Fattore E” (l’efficienza). Se nel 2017, da un lato, si è registrata una crescita (+0,5%) della riqualificazione del patrimonio abitativo, dall’altro il 56% delle vendite totali è stato nella classe G, la peggiore di tutte, il 24% nelle classi E ed F, il 13% nelle classi C e D e solo il 7% nelle classi energetiche A e B, le migliori. Inoltre, un agente immobiliare su due ritiene che l’Attestato di prestazione energetica – l’Ape che raccoglie le caratteristiche di consumi ed efficienza di un immobile – non incida sulle scelte di chi compra o vende. Guardando la tipologia di immobili venduti nel 2017, i meno efficienti dal punto di vista energetico sono le villette (oltre una su due, ovvero il 54,7%) e, ancor di più, i bilocali (66,7%), mentre solo il 4,4% dei bilocali e l’8,7% delle villette appartiene alle classi energetiche più alte (A+, A e B). Gli immobili di pregio vanno in controtendenza rispetto al quadro generale: nel 2017, infatti, le vendite di abitazioni che rientrano nelle tre classi energetiche più efficienti sono salite dal 14,1% del 2016 al 22,1%. In aumento anche la percentuale di immobili in classe energetica A+, A e B compravenduti nei centri storici delle principali città italiane: si passa dal 6,4% del 2016 al 10,8% del 2017; nelle zone periferiche, invece, questa percentuale diminuisce. Da questi dati sembrerebbe emergere che l’efficienza energetica è un elemento che incide nel caso di immobili di maggior valore economico, mentre non arriva ancora a fare la differenza su case di minor costo. Non solo: sul “Fattore E” incidono fortemente le dinamiche del mercato immobiliare e, in particolare, la presenza di uno stock di invenduto abbastanza rilevante, ecco perché nel 2017 solo il 40% delle abitazioni di nuova costruzione acquistate o cedute è risultato di elevata qualità energetica (A+, A e B), contro il 60% del 2016. Un dato sorprendente, considerati gli elevati standard energetici imposti dalla legge per le nuove costruzioni, che si spiega con la crisi vissuta in questi anni dal settore immobiliare e dal notevole stock di invenduto che ne è derivato: questa percentuale, dunque, appare determinata soprattutto dalla compravendita di edifici costruiti in passato e finora mai alienati dai costruttori originari. A preoccupare è, in particolare, il dato relativo alle ristrutturazioni: solo il 10% degli immobili oggetto di intervento è nelle prime tre classi energetiche, a conferma che gli italiani ancora non sfruttano quella fondamentale finestra di opportunità che la ristrutturazione edilizia offre per interventi di efficientamento energetico profondi. Non sorprende, infine, il dato relativo alla qualità energetica degli edifici da ristrutturare e, in questo caso, la percentuale degli immobili in classe G costituisce, com’è fisiologico, circa l’80%. Su questa situazione pesa anche la difficoltà di accedere al credito per procedere alle ristrutturazioni energetiche: secondo le opinioni di un campione di agenti immobiliari intervistati, il 32% pensa che il mercato immobiliare non percepisca adeguatamente il valore aggiunto associato all’efficienza; il 28% sostiene che i finanziatori ritengano l’efficienza scarsamente attrattiva soprattutto nei progetti di piccola e media dimensione; il 22% punta il dito contro la mancanza di strumenti adeguati per valutare i progetti di efficienza energetica, mentre il 18% è convinto che dipenda da un atteggiamento precauzionale da parte degli istituti di credito rispetto ai rischi di frode o di insolvenza. Nello studio è inoltre riportata l’opinione degli agenti immobiliari su alcuni aspetti specifici: in tema di Ape, ad esempio, il 50% degli intervistati ritiene che non venga utilizzata per orientare le scelte di chi compra o vende e, per aumentarne l’utilità, il 44% degli agenti immobiliari ritiene che debba essere trasformata in uno strumento dinamico in grado di far capire all’acquirente quali saranno i suoi reali consumi energetici quando andrà a vivere nella nuova abitazione; inoltre, per il 48% degli agenti l’eventuale inserimento nei listini immobiliari di una specifica voce relativa alle abitazioni “ristrutturate green” non avrebbe un rilevante impatto sui clienti; infine, la scarsa attenzione degli acquirenti alla classe energetica degli immobili è legata alla struttura familiare, alla disponibilità di spesa e alla consapevolezza ambientale.


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