N°195 - Panorama di Economia Immobiliare - Maggio 2018

SubTitle: MUTUI

RAPPORTO MENSILE – ABI
Ad aprile 2018 l'ammontare dei prestiti alla clientela erogati dalle banche operanti in Italia, 1.777,1 miliardi di euro, è superiore di oltre 53 miliardi all'ammontare complessivo della raccolta da clientela, 1.723,9 miliardi di euro. Dai dati al 30 aprile 2018 emerge che i prestiti a famiglie e imprese sono in crescita su base annua del +2,5%, proseguendo la positiva dinamica complessiva del totale dei prestiti in essere (il tasso di crescita annuo risulta su valori positivi da oltre 2 anni). Tale evidenza emerge dalle stime basate sui dati pubblicati dalla Banca d’Italia, relativi ai finanziamenti a famiglie e imprese (calcolati includendo i prestiti non rilevati nei bilanci bancari in quanto cartolarizzati e al netto delle variazioni delle consistenze non connesse con transazioni, ad esempio, variazioni dovute a fluttuazioni del cambio, ad aggiustamenti di valore o a riclassificazioni). Sulla base degli ultimi dati ufficiali, relativi a marzo 2018, si conferma la crescita del mercato dei mutui e l’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie registra una variazione positiva del +2,7% rispetto a marzo 2017 (quando già si manifestavano segnali di miglioramento). Inoltre, ad aprile 2018 i tassi di interesse applicati ai prestiti alla clientela si collocano sui minimi storici: il tasso medio sul totale dei prestiti è pari al 2,66%, minimo storico (2,67% il mese precedente e 6,18% prima della crisi, a fine 2007). Al minimo storico anche il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni che è risultato pari a 1,85% (1,88% a marzo 2018, minimo storico, 5,72% a fine 2007). Sul totale delle nuove erogazioni di mutui circa i due terzi sono mutui a tasso fisso. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese è risultato pari a 1,51% (1,51% anche il mese precedente, valore prossimo al minimo storico di 1,42% segnato a gennaio 2018; 5,48% a fine 2007). Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse), a marzo 2018 si sono attestate a 53,9 miliardi di euro; un valore in diminuzione di 655 milioni rispetto ai 54,5 miliardi del mese precedente e in forte calo, meno 32,9 miliardi, rispetto al dato di dicembre 2016 (86,8 miliardi), in 15 mesi si sono quindi ridotte di quasi il 38%. Rispetto al livello massimo delle sofferenze nette raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi), la riduzione è di quasi 35 miliardi, cioè diminuisce di oltre il 39%. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali si è ridotto a 3,11% a marzo 2018 (era 4,89% a fine 2016). Il margine (spread), fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie permane in Italia su livelli particolarmente bassi, ad aprile 2018 risulta pari a 193 punti base (192 punti base il mese precedente), in marcato calo dagli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria (335 punti base a fine 2007).

RAPPORTO IMMOBILIARE RESIDENZIALE 2018 – OSSERVATORIO DEL MERCATO IMMOBILIARE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE E ABI
Nel 2017 le abitazioni acquistate tramite mutuo ipotecario sono state 259.095, in crescita del 7,8%. Nelle aree del Nord e del Centro più della metà degli acquisti avviene con l’ausilio del mutuo, mentre al Sud e nelle Isole si ricorre al finanziamento ipotecario solo in 4 casi su 10. Il capitale complessivo erogato ha toccato quota 32,7 miliardi di euro, circa 3 miliardi in più rispetto al 2016 (+9,1%). In media, per l’acquisto di un’abitazione sono stati erogati 126mila euro, una somma che rappresenta circa il 71% della spesa di acquisto. Il tasso medio applicato dalle banche è rimasto sostanzialmente invariato (2,38%), come stabile è rimasta la durata media del mutuo, quasi 23 anni. I tassi medi sono più elevati nelle regioni del Sud (2,59%) e nelle Isole (2,53%) e più bassi nelle aree del Nord (2,25% al Nord Est e 2,26% al Nord Ovest). Nel 2017 l’indice di affordability è aumentato per il quinto anno consecutivo, segnalando quindi una maggiore possibilità per le famiglie di acquistare un’abitazione; in dettaglio, nel II semestre del 2017 l’indice è risultato pari al 13,5%, valore che rappresenta il nuovo massimo storico e si colloca 2 decimi sopra rispetto al 2016 e 9 punti percentuali oltre il minimo toccato nel I semestre del 2012. In termini congiunturali il miglioramento dell’ultimo anno è prevalentemente riconducibile alla riduzione del prezzo delle abitazioni rispetto al reddito disponibile. In termini di livelli rispetto al 2004, inizio periodo della rilevazione, va tuttavia notato come prevale il ruolo della componente finanziaria – espressione del tasso di interesse sui mutui residenziali per le famiglie – che risulta positiva da otto anni, mentre la componente reale – espressione del prezzo delle abitazioni rispetto al reddito disponibile – è ancora in territorio negativo, anche se in progresso da 13 semestri. In miglioramento anche gli aspetti distributivi: nel II semestre del 2017 la quota di famiglie che dispone di reddito sufficiente a coprire il costo annuo del mutuo per l’acquisto di una casa è pari al 75%, nuovo massimo storico, superiore di 2 punti percentuali rispetto a fine 2016. Il miglioramento delle condizioni di accesso all’acquisto di una abitazione è risultato piuttosto omogeneo sia per diversi segmenti di famiglie che a livello territoriale: riguardo le prime, nel 2017 sia le famiglie giovani non proprietarie di case che le famiglie che abitano nelle grandi città hanno confermato, migliorandola ulteriormente, la propria condizione di accessibilità; per quanto riguarda l’indice disaggregato a livello territoriale, tutte le regioni hanno migliorato nel corso del 2017 il livello del proprio indice di affordability e 17 delle 19 regioni considerate hanno stabilito un nuovo massimo storico dello stesso.

BAROMETRO MUTUI – CRIF
Le interrogazioni registrate sul Sistema di Informazioni Creditizie di Crif relative alla richiesta di nuovi mutui e surroghe da parte delle famiglie italiane (vere e proprie istruttorie formali, non semplici richieste di informazioni o preventivi online), ad aprile hanno visto un calo molto più contenuto rispetto ai mesi precedenti, segnale di una dinamica che ormai ha quasi definitivamente scontato il drastico ridimensionamento delle rottamazioni dei vecchi finanziamenti, in coerenza con la progressiva saturazione del bacino dei consumatori per i quali le rinegoziazioni possono ancora risultare convenienti; nello specifico, rispetto al corrispondente mese del 2017 la flessione è risultata pari a -2%. In compenso, continua la crescita dell’importo medio richiesto (+0,5% rispetto all’aprile 2017) e, per quanto riguarda l’importo richiesto, l’ultima rilevazione fornisce una conferma del trend di progressivo recupero, con il valore medio che si è attestato a 125.662 euro. Peraltro, nel periodo di osservazione il numero maggiore di richieste si concentra ancora nella fascia di importo compreso tra 100.001 e 150.000 euro, con il 29,5% del totale delle richieste, senza sostanziali variazioni rispetto al corrispondente periodo del 2017. Per quanto riguarda la distribuzione per classe di durata si conferma la preferenza delle famiglie italiane per piani di rimborso compresi tra i 16 e i 20 anni, che arrivano al 25,8% del totale delle richieste, in crescita di +1,6 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo 2017. A conferma del costante ripiegamento dei mutui di sostituzione, invece, va sottolineato il peso sempre più marginale delle richieste di mutui con durata inferiore ai 5 anni, dove principalmente si concentrano le surroghe, che arrivano a spiegare solamente lo 0,7% del totale, peraltro in ulteriore contrazione rispetto all’anno precedente. In merito all’età del richiedente, infine, la fascia d’età compresa fra i 35 e i 44 anni rimane maggioritaria, con una quota pari al 34,5% del totale, seppur in leggero calo rispetto al 2017 (-1,1 punti percentuali). Le altre classi di età non mostrano variazioni sostanziali, a eccezione di quella compresa tra i 25 e i 34 anni che cresce di +0,9 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, arrivando a pesare un 25,4% sul totale.

ANDAMENTO DEL MERCATO IMMOBILIARE IN ITALIA: I TRIMESTRE 2018 BNP – PARIBAS REAL ESTATE
In Italia il 2018 si è aperto con un livello di investimenti commerciali immobiliari pari a 1,5 miliardi di euro, in decremento del 25% rispetto al dato che è stato registrato nel Q1 2017 (corrispondente a 1,9 miliardi di euro), ma in aumento del 18% rispetto alla media di lungo periodo dei primi trimestri dell’anno (pari a 1,2 miliardi di euro). Da ricordare che il 2017 è stato un anno eccezionalmente dinamico con un picco di investimenti pari a circa 11,1 miliardi di euro, livello mai raggiunto prima nella storia del real estate commerciale italiano. Nel Q1 2018 le tradizionali gerarchie relative fra i diversi asset class non sono state rispettate: infatti, diversamente dal solito il maggior contributore ai volumi totali non è stato il settore uffici (20% del totale), ma il settore Retail (50% del totale). Più nel dettaglio il prodotto uffici ha registrato investimenti per 294 milioni di euro (di cui il 70% localizzato nella città di Milano), con un decremento del 70% circa rispetto al Q1 2017; questo sottodimensionamento della performance è conseguenza di una scarsità di prodotto core uffici che, sia a Milano che a Roma, si protrae ormai da tempo, a fronte di un interesse da parte degli investitori internazionali che si sta rafforzando sempre di più, anche grazie all’abbondanza di liquidità sui mercati globali e a migliori fondamentali osservati per il nostro Paese. Sul fronte dei rendimenti questa scarsità di prodotto uffici si riflette a Milano nella stabilità, ormai da un anno, dei livelli dei rendimenti netti prime al 3,50% nel Cbd Duomo e al 3,75% nel Cbd Porta Nuova. Da sottolineare invece la compressione osservata nel Centro (da 4,25% 2017 all’attuale 4,15%), nel Semicentro (da 4,75% a 4,50%) e in Maciachini (da 5,25% a 5%), zone dove gli investitori stanno indirizzando la loro domanda data la suddetta limitata disponibilità di prodotto nelle aree più centrali della città. Invece, a Roma, dove sono stati investiti 62 milioni di euro negli uffici nel Q1 2018 (-60% rispetto al Q1 2017), si osserva stabilità dei rendimenti netti prime nel Cbd (4,15%), nell’Eur Core (4,75%), nel Semicentro (6%) e nella Periferia & fuori GRA (7,50%); l’unica compressione in città è stata registrata nel Centro, i cui rendimenti netti prime sono passati dal 5,50% 2017 all’attuale 5,25%. In questi primi tre mesi del 2018 c’è stata una prevalenza degli investimenti nel settore Retail: con 741 milioni di euro (il 50% del totale in Italia), questo settore risulta in crescita rispetto alla relativa media di lungo periodo (+80%) e ai volumi registrati nelle stesso periodo dell’anno precedente (+40%). I capitali investiti in questo prodotto nel Q1 2018 si sono concentrati in location secondarie rispetto a Milano e Roma (per il 70% circa del totale volumi Retail); più nel dettaglio, l’unica transazione che ha interessato le due città è stata quella del portafoglio di due asset High Street acquistati per un totale di 210 milioni di euro da investitori francesi. Rispetto all’andamento degli ultimi anni, nel Q1 2018 è cresciuta l’importanza dei Centri Commerciali in termini di volumi investiti: la quota relativa è stata pari al 57% del totale investimenti nel Retail grazie anche alla chiusura di due operazioni rilevanti (un’operazione di portafoglio in varie location del valore di circa 200 milioni di euro e l’acquisto di un asset singolo a Bari per circa 140 milioni di euro). Per quanto riguarda i rendimenti netti prime osservati per il settore Retail, da segnalare la compressione per l’High Street a Milano che passa dal 3,15% 2017 all’attuale livello del 3%; al contrario, stabilità dei valori per i Centri Commerciali (4,90%) e per l’High Street a Roma (3,50%). Buona performance in questo I trimestre dell’anno anche per la Logistica: +80% rispetto al Q1 2017; più nello specifico, i volumi registrati in questo settore nel Q1 2018 sono stati pari a 215 milioni di euro (il 15% del totale Italia); in particolare, quasi il 70% dei capitali investiti nella Logistica hanno riguardato la zona del Nord Italia (144 milioni di euro); tuttavia, è da sottolineare la chiusura di un portafoglio di sei asset nei pressi di Roma (per circa 70 milioni di euro), dopo che nel 2017 non si erano registrate transazioni nel Centro Italia. In termini di rendimenti netti prime si è registrata una compressione per il prodotto logistico no al valore attuale di 5,50% a Milano (dal 5,75% 2017) e di 6,25% a Roma (dal 6,40%).


Newsletter integrale:
N°195 - Maggio 2018 Panorama di Economia Immobiliare